ATTENTI A QUEI DUE!

  • 5 luglio 2014
Federico ed Elisa

Elisa e Federico hanno frequentato il corso sul volontariato del 2013 chiedendo poi di diventare soci del Comi. In questa intervista presentano la loro storia e le motivazioni dell’impegno.

Federico ed Elisa, com’è avvenuto il vostro incontro col COMI?

Da quando stiamo insieme oramai condividiamo il desiderio e la volontà  di vivere la gioia dell’amicizia e dell’incontro con gli altri popoli. Ci attrae la bellezza che c’è dentro la differenza di stili di vita di culture, tradizioni, idee e la possibilità di trovare dei fili comuni che ci uniscono con persone e popoli così diversi. E’ un grande arricchimento.

Ci attrae anche l’ideale cristiano di crescere  insieme ai più poveri così come il pensiero che alcuni stili di vita nei paesi in via di sviluppo, più sobri e  umani, sembrano rispondere di  più al desiderio  di sviluppare una vita più serena e semplice. Vediamo nei paesi in via di sviluppo insieme a tante inefficienze e ingiustizie ancora una bontà di cose (relazioni, tempi di cura, spazi ecc ) che custodiscono la vita.

E’ così che abbiamo iniziato a fare esperienze di volontariato e di conoscenza in diverse parti del mondo anche con le alcune Ong. Elisa è stata in Congo con Medici senza Frontiere per alcuni mesi, Federico in Bolivia con il Ciss per un mese, poi insieme abbiamo fatto un corso con il Cuamm Medici per l’Africa per la gestione amministrativa e logistica dei progetti, ma tutte le volte tornavamo con la sensazione che ci mancasse qualcosa. Alla fine abbiamo capito che ci mancava l’aspetto più importante ossia la condivisione con le persone che i progetti li fanno. Pensiamo infatti che un progetto di sviluppo è solo uno strumento, un ponte per rispondere ad un bisogno, ma che è solo l’inizio di un progetto più grande: creare relazioni di sviluppo umano che arricchiscono tutte le parti e le molti parti di cui siamo fatti. Insomma ci mancava il contatto con le persone che compongono l’organizzazione. Così ci siamo messi in cerca di una organizzazione più piccola, che condivide e lavora con i valori cristiani del servizio alla persona e dove la relazione con le persone è la parte più importante. E’ così che abbiamo incontrato il Comi e in  particolare il corso per volontari che il Comi organizza tutti gli anni per i volontari e che abbiamo frequentato lo scorso anno da gennaio a giugno 2013.

Quali sono  i motivi per i quali avete dato un seguito a quel vostro primo approccio?

Ci siamo trovati molto bene con il Comi, con il gruppo di colleghi e amici con cui abbiamo frequentato il corso e con persone come Alessandro e Giannina che ci hanno guidato e accolto durante il corso condividendo lo stile e le motivazione dell’attività di volontariato.
Abbiamo così deciso di andare avanti, di impegnarci a dare la disponibilità anche per un’eventuale partenza poiché speriamo di poter realizzare insieme al Comi il desiderio di fare un esperienza di famiglia, lavoro e condivisione in un paese in via di sviluppo e magari coordinandoci con una comunità religiosa locale.

Vi ho sentiti dire che volete rimanere una famiglia aperta, che volete dire?

Famiglia aperta per noi vuol dire una famiglia feconda che porta frutto in più modi e secondo i propri talenti/carismi, una famiglia che vive e sperimenta la multiforme creatività dello Spirito, che vuol continuare a combattere contro la tentazione quotidiana di accontentarsi e  accomodarsi in un piccolo mondo di sicurezze. Vuol dire essere aperti all’ospitalità, ai bisogni dei nostri vicini e parenti, condividere con gli amici le gioie e le sofferenze, essere al servizio in parrocchia, dedicare il tempo alle relazioni.

Elisa, hai  frequentato un corso di Fund raising; ci spieghi cos’è e i vantaggi che potrà avere per il COMI questa tua formazione?

Il COMI ha fatto un grande investimento sulla mia formazione ed io ho accettato questa proposta con grande entusiasmo, riconoscenza e senso di responsabilità. Il corso, organizzato dalla FOCSIV, ha l’obbiettivo di formare alcune figure che all’interno delle ong partecipanti possano impostare le politiche di raccolta fondi. Al corso, è stato spiegato come comunicare in modo efficace e coinvolgente  l’identità della nostra associazione, come creare opportunità e proposte di raccolta fondi, come  gestire i data – base di contatti delle nostre organizzazioni per indirizzare loro le proposte di donazione, come individuare i soggetti più propensi a fare donazioni per la nostra causa (persone, aziende, famiglie, fondazioni). Alcune tecniche di marketing e comunicazione tipiche del mondo “profit” (aziende, società di comunicazione…) vengono rielaborate e adattate al nostro contesto, sia  per creare delle strategie di lungo periodo di raccolta fondi che creare delle iniziative concrete nel breve e medio periodo. Le raccolte fondi da soggetti privati permettono di svincolare le attività delle ong dai bandi del Ministero degli Affari Esteri o dell’Unione Europea e hanno l’enorme vantaggio di poter essere utilizzati autonamente dalle organizzazioni, costituiscono un’entrata integrativa o addirittura alternativa  con la quale sostenere i propri progetti.

Federico,  tu nel campo del sociale ci sei da sempre…

Lavoro in una cooperativa sociale da 12 anni occupandomi di tutti gli aspetti amministrativi e dei servizi di inserimento lavorativo per le fasce deboli, corsi di formazione, organizzazione di stage all’interno delle aziende, orientamento dei ragazzi delle scuole verso scelte lavorative efficaci, organizzazione di sportelli informativi per gli immigrati, attività laboratoriali con i detenuti.

Delle belle sfide che portiamo avanti insieme ad una 15 di soci lavoratori nonostante la riduzione dei fondi nel settore pubblico e soprattutto la crisi di speranza che circola tra le persone più fragili.

Un augurio al Comi e uno per voi stessi

Lo stesso per entrambi: che lo “spirito di servizio”  verso il prossimo non manchi mai del gusto, della bellezza, della relazione.

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