Cineforum Comi 2018 – Un antidoto all’indifferenza

  • 5 dicembre 2018
ali

Il Cineforum Comi 2018 si è concluso il 30 novembre scorso con la proiezione di Alì ha gli occhi azzurri, film diretto da Claudio Giovannesi. La pellicola, vincitrice del “Premio speciale della giuria” e del “Premio migliore opera prima e seconda” al Festival Internazionale del Film di Roma – Edizione 2012, ha portato i presenti a riflettere su alcuni dei temi che hanno formato il percorso ideale di questa avventura del cineforum.

In quest’ultimo film si seguono le vicende di Nader, il protagonista, nell’arco di una settimana. Una settimana durante la quale il ragazzo sarà costretto a compiere delle scelte le cui conseguenze ricadranno sia su di lui, sia sul suo entourage. Piccolo particolare: Nader è figlio di immigrati egiziani e si trova perennemente in bilico tra due mondi, alla costante – ma forse non così disperata – ricerca di un’identità. Lungo questo cammino di crescita personale, ricco di incertezze e mai definitivo, ci viene restituita una Roma grigia e periferica che, al tempo stesso, invita tutti a riconsiderare la qualità dello spazio urbano come centrale nella vita del tessuto sociale che vi abita.

In questo contesto si muovono i diversi personaggi del film. Accanto a uno spaccato realistico del mondo giovanile troviamo rilanciati in primo piano gli interrogativi sull’integrazione e, in particolare, su quella delle seconde generazioni. Alle difficoltà del quotidiano si aggiungono in maniera pressante quelle relative alla definizione di sé. Nader ha sedici anni e vive quel particolare periodo in cui si comincia a prendere coscienza di chi si è e, in prospettiva, di chi si vorrebbe essere. Questa identità – spesso cercata negli oggetti, nelle nazionalità, nei simboli – è però essa stessa sfuggente e lascia facilmente con l’amaro in bocca. Ecco allora delinearsi la lezione di Nader: il crescere (trovando un posto nel mondo) passa per forza di cose attraverso le scelte di ogni giorno. Scelte che coinvolgono chi ci sta accanto, gli amici, la famiglia, le persone amate. Sono queste a definire chi siamo non meno di un aggettivo su di un passaporto. Se poi vogliamo coltivare l’illusione di poterci ritrovare nel denaro di un furtarello, nel potere dato sul momento da una pistola puntata o da un coltello in mano (nelle “cose”, insomma), allora siamo destinati a restare delusi. In una società che lascia intravedere vie facili per l’appagamento di sé, Nader arriva infine a dare una qualche forma al suo desiderio inquieto di emancipazione; lo fa imboccando la strada più difficile, assumendosi cioè le proprie responsabilità.

Il film proposto vuole, in conclusione, chiudere il ciclo di appuntamenti del Cineforum Comi 2018 con una storia non facile, a volte dura, ma “vera”. Così come vera è la speranza dello spettatore che, un giorno, la famiglia di Nader possa accettare il figlio per quello che è. Qui siamo già però all’ossessione per l’happy ending che con il film ha poco a che vedere. La speranza reale è invece quella che nasce scrutando i volti dei ragazzi dell’istituto superiore. Volti eterogenei che riempiono uno spazio sociale in cui la convivenza è la regola, al pari degli scontri neoideologici e identitari. Da questo shock, tuttavia, possiamo tutti prendere spunto per guardarci dentro e, come Nader, provare a capire chi siamo, dandoci una direzione.

Ps: un grazie speciale va a chi ha sostenuto noi, ragazzi SCN, nel corso di questa scommessa. Grazie per gli incoraggiamenti o, semplicemente, per l’esserci stati.

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