Missione Uruguay – Eugenia ci racconta il suo viaggio

  • 20 luglio 2017
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Tra il 24 giugno e il 9 luglio la nostra cooperante Eugenia Pisani si è recata in Uruguay, per visitare due centri educativi gestiti dai Missionari Oblati di Maria Immacolata e dalle Cooperatrici Oblate di Maria Immacolata.

Ecco il racconto della sua missione.

L’Uruguay è un piccolo paese del Sud America, conosciuto soprattutto per il mate, un’infusione calda fatta di erbe che tutta la popolazione beve che si beve nella tipica zucca locale, e per le camicie rosse che furono utilizzate per la prima volta durante le campagne ottocentesche del Sud America dalle truppe italiane capeggiate da Giuseppe Garibaldi per poi divenire il simbolo dei garibaldini.

La popolazione di poco più di tre milioni e mezzo, l’enorme e importante porto di Montevideo, così come le riforme e i sussidi per l’educazione e la sanità pubblica (totalmente gratuita e di buona qualità), fanno dell’Uruguay un paese ad alto reddito che si distingue dagli altri paesi dell’America Latina. Nonostante ciò, l’Uruguay presenta mancanza di progressi nella riduzione della povertà infantile (dal 2014 il livello di povertà rimane costante a circa il 18%), e si è registrato un aumento dei casi di violenza sui bambini e sulle donne. Questo accade soprattutto nei quartieri periferici, dove la maggior parte della popolazione vive in alloggi precari, senza servizi primari (come acqua, elettricità a fognature), dove le famiglie sono solitamente mono genitoriali o composte da coppie di genitori giovanissimi, dove il consumo di droga è il tasso di microcriminalità sono molto alti e dove i giovani spesso terminano il ciclo scolastico primario senza saper né leggere né scrivere.

In un quartiere vulnerabile della periferia di Montevideo, il Cerro, i Missionari Oblati di Maria Immacolata hanno dato vita nel 1951 alla scuola elementare Colegio San José e, con il supporto del COMI, nel 2007 a un centro educativo per minori fuori dal sistema scolastico, il Talitakum.

L’obiettivo di questi due centri formativi, entrambi riconosciuti dal Ministero dell’educazione uruguayano, è migliorare le condizioni sociali dei giovani residenti nel quartiere Cerro di Montevideo, dando la possibilità di accedere ad una solida formazione umana e professionale, in una struttura accogliente caratterizzata da un ambiente famigliare dove vige il rispetto degli orari e delle regole per la convivenza, un sostegno psicologico, un’alimentazione corretta e variegata.

Il Colegio è frequentato da circa 200 bambini della scuola primaria (fino ai 12 anni), che la mattina seguono le lezioni secondo il programma nazionale mentre il pomeriggio svolgono attività ricreative e sociali. L’idea di fornire dei servizi e attività scolastiche pomeridiane permette ai bambini di mangiare a scuola e fare un pasto completo, avere degli interessi e attività alternativi alla “vita di strada”, e permette ai genitori che lavorano di lasciare i figli in un posto sicuro dove sono seguiti e custoditi. In un quartiere dove la maggior parte delle famiglie è monoparentale o in cui i bambini crescono coni nonni e molte case sono precarie e senza servizi basici, l’offerta pomeridiana di attività significa per i bambini di avere un posto famigliare dove passare il tempo in maniera sana, divertente e ricreativa.

Il centro educativo Talitakum è frequentato invece da circa 70 adolescenti esclusi dal sistema scolastico i che seguono una formazione di introduzione ad alcune professioni tecniche (cucito, informatica, cucina, elettricità, ferro) di due anni. Accanto alla formazione tecnica ci sono dei corsi di recupero in spagnolo, matematica e informatica, attività ricreative (calcio, ping-pong) e artistiche (corso di manualità). La maggior parte dei ragazzi che frequentano il centro ha abbandonato la scuola, vive di espedienti, ha una situazione famigliare assente o disagiata. Nel centro, oltre ad un’offerta formativa, ricevono un accompagnamento tecnico, psicologico e medico. L’obiettivo è che al termine dei due anni i giovani rientrino nel sistema scolastico, intraprendano un percorso formativo tecnico oppure possano usare le competenze acquisite per iniziare a lavorare.

La caratteristica di questi due centri formativi è l’approccio integrato dell’equipe tecnica, composta dai docenti/maestre, psicologhe e assistenti sociali, i quali accompagnano gli allievi e le loro famiglie durante il loro percorso di reinserimento scolastico e sociale. Nelle due strutture si dà molta importanza al dialogo e al monitoraggio della salute psico-fisica dei giovani. Quando si riscontrano delle situazioni a rischio, le psicologhe e le assistenti sociali convocano le famiglie e, se necessario, fanno anche delle visite domiciliari. Per fare degli esempi concreti, sono molteplici i casi in cui i giovani non hanno acqua in casa e quindi si cerca di usare le strutture delle scuole per farsi una doccia. Ci sono ancora moltissime gravidanze precoci quindi ai ragazzi si fa sia educazione sessuale preventiva che accompagnamento medico quando necessario (la salute pubblica è completamente gratuita ma spesso i ragazzi si recano alle visite con lo staff del centro). 

Quello che i centri formativi del Cerro vogliono proporre è un’offerta formativa valida accompagnata da cure, dialogo, una mensa equilibrata, un’educazione alla convivenza e alla vita comunitaria, aspetti importantissimi per la vita di ognuno ma che troppo spesso manca nelle case di questi giovani.

Con questa breve missione il COMI ha fatto un monitoraggio delle due strutture al fine di identificare future dimensioni di partenariato, per sostenere e supportare queste realtà e contrastare il (troppo) diffuso disagio sociale giovanile.

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