Professionisti senza frontiere. Ecco cosa stiamo facendo in Senegal

  • 28 luglio 2017
Foto 4b - Trasformazione del frutto del baobab.

Il progetto “Professionisti senza frontiere”, finanziato dal Ministero dell’Interno e promosso da FOCSIV – Volontari nel mondo insieme al COMI, enti locali, associazioni delle diaspore africane, ENEA e altre organizzazioni non governative (ONG), è un’iniziativa che si inquadra nelle “azioni di cooperazione ed assistenza ai Paesi terzi in materia di immigrazione e asilo” del Ministero dell’Interno per promuovere lo sviluppo socio-economico, promuovere il trasferimento di competenze, conoscenze, capacità professionali delle diaspore africane nel nostro Paese e nell’implementazione di politiche di sviluppo dell’economia nei paesi di origine.

Il ruolo del COMI nel progetto riguarda la qualificazione delle professionalità locali in ambito agronomico ed energetico, e l’assistenza tecnica mira quindi a rispondere alle problematiche delle aree rurali della Regione di Kaffrine, in particolare dei villaggi della valle del Bao Bolong.

Foto 1a - (Sacko Cisse, Satou Diagne) Formazione teorica

Foto 1b - (Ramata Seck, Fatim Diop) Formazione teorica.

Il progetto è stato finalmente avviato con le prime formazioni agricole nella sede del nostro partener locale AVRB (Association des Villages Rèverains du Bao Bolong) a Ndiao Bambaly e le nostre donne – 34, per l’esattezza – provenienti da 15 villaggi limitrofi, si sono recate alla sede, pronte ad iniziare insieme questo nuovo percorso. Due donne per ogni villaggio sono state chiamate alla partecipazione della formazione in modo che possano formare, a loro volta, altre donne dei rispettivi villaggi (foto 1a, 1b).

La prima lezione teorica (martedì 6/06), tenuta dal nostro animatore locale Jean Claude Coly, mirava a impartire alle donne dei groupemts le tecniche base per la coltivazione biologica.  Jean Claude, che da anni collabora con il COMI ed è esperto nel settore agricolo, è riuscito a catturare l’attenzione delle donne, rendendole partecipi e motivandole per i successivi incontri formativi. Il secondo giorno di formazione (mercoledì 7/06), infatti, sotto la supervisione del nostro animatore agricolo, le donne hanno preso parte attivamente alla creazione di due orti nel giardino nell’AVRB, orti che saranno gestiti dalle donne del villaggio di Ndiao Bambaly (foto 2). Il terzo, nonché ultimo giorno di formazione agricola, raggruppando le donne per villaggio – e, più precisamente, per groupement – sono state loro distribuite diverse sementi quali pomodoro, insalata, peperone, melanzana, diakhatou (melanzana amara), gombo, melone, peperoncino, (foto 3), con l’obiettivo di piantarle negli orti dei diversi groupement e permettere alle donne di gestirli in totale autonomia.

Foto 2 - Creazione del campo nella sede dell’AVRB, Ndiao Bambaly

La settimana successiva si sono svolte le lezioni di trasformazione dei frutti. Questa volta la formazione è stata tenuta/gestita dalle donne che erano state a loro volta formate nel 2004 da REFABEC (Réseau des Femmes en Agriculture Biologique). Il primo giorno è stata fatta la trasformazione della patata dolce, del pain de singe (frutto del baobab) e del mango in marmellate (foto 4); il secondo giorno, invece, si è trasformato il frutto del bisap (ibiscus) e dello zenzero in succhi, molto bevuti qui in Senegal e spesso ritrasformati in ghiaccioli (foto 5).

A circa tre settimane dalla formazione, si sono svolte visite sul campo per monitorare la situazione (foto 6a, 6b). Attualmente, 17  groupements  di donne in 15 villaggi stanno coltivando il loro orto;

Foto 3 - Semi di peperoncino piantati nell’orto di Ndiao Bambaly.

nella maggior parte dei casi, gli appezzamenti di terreno sono stati donati alle donne dagli Chef du Village per creare degli orti gestiti direttamente dalle donne che hanno partecipato alla formazione agricola. Purtroppo, in alcuni villaggi, le donne non hanno ancora definitivamente creato il loro orto a causa della mancanza di mezzi per costruire la recinzione, ma hanno comunque iniziato a coltivare appezzamenti di terreno che verranno in seguito spostati nei rispettivi giardini. Inoltre, solo la metà dei villaggi possiede dei rubinetti dai quali le donne possono recuperare l’acqua proveniente dai foraggi limitrofi; i restanti villaggi, invece, sono costretti ad utilizzare i pozzi.

Dopo aver parlato con le donne, è emerso che la formazione ha avuto un grande successo: loro stesse si sono mostrate entusiaste delle lezioni ed hanno promesso di impegnarsi nella creazione degli orti, diffondendo le nozioni imparate (foto 7).

Foto 3b - Distribzone sement

 

Foto 4a - Trasformazione del frutto del bisap

 

 

 

Foto 4b - Trasformazione del frutto del baobab.

 

Foto 5 - Succo di zenzero

 

Foto 6a - Orto del Villaggio di Muye.

 

Foto 6b - Orto del Villaggio di Djoben Taiba

 

 

Foto 7 - Ramata Seck

 

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito resta sottinteso il tuo assenso Maggiori informazioni | Chiudi