Comi

CILE – Colloborare con Madre Terra (Ñuke Mapu) per far crescere la speranza

L’agricoltura familiare è l’asse sul quale poggia gran parte della vita e la sussistenza degli indigeni Mapuche, soprattutto ora che la pandemia mette continuamente a rischio la fornitura degli alimenti tramite i camion.

Ecco perché con la campagna Abbiamo riso per una cosa seria, le donne delle comunità stanziate nel circondario di Lanco nella regione de Los Rios, in Cile si sono poste un ambizioso progetto: realizzare un orto comunitario. Lavorare insieme non era facile anche per esperienze fallimentari precedenti che tornavano a galla ma la fiducia riposta in loro dal Comi ha rafforzato queste donne, spingendole a credere in questo progetto e nelle proprie capacità di successo, rendendole capaci di mobilitare anche gli uomini nell’impresa.

Dopo aver avuto la disponibilità di un ettaro di terra messa a disposizione da una di loro, sono cominciati i lavori: il terreno è stato pulito, liberato da tutte le sterpaglie e da una grossa radice che è stata estirpata solo grazie alla potenza del trattore! Poi si è effettuato il recinto per impedire alla fauna di danneggiare quanto seminato; i pali a sostegno della rete metallica sono stati acquistati appositamente da piccoli produttori del posto per rafforzare il tessuto economico locale. La preparazione del terreno ha coinvolto la comunità mapuche di Quenchue che ha svolto il lavoro con i macchinari di cui è dotata.

Infine uomini e donne, ragazzi e bambini hanno partecipato alla semina dei fagioli realizzata a fine ottobre. Ora, come dicono i Mapuche, tutto è affidato alla buona Madre Terra- Ñuke Mapu.

E nel silenzio dei solchi si spera in un nuovo miracolo di vita!

Il terreno prima
Il terreno dopo!

SENEGAL – Inaugurazione della mini latteria nel villaggio rurale di Ndiao Bambaly.

Nelle scorse settimane abbiamo visto concretizzarsi uno degli obiettivi del progetto in corso in Senegal e cioé la creazione di una mini latteria nel villaggio rurale di Ndiao Bambaly.

Il progetto è realizzato in partenariato con:

  • SIVtro-Veterinari Senza Frontiere Italia
  • Servizio Regionale   dell’Allevamento (Service Elevage)
  • AVRB -Associations des Villages Rivérains du Bao Bolong
  • ANPEJ – Agenzia Nazionale per la promozione dell’occupazione giovanile
  • PAFILKAF – Plateforme d’innovation pour la chaîne d’approvisionnement en lait local de Kaffrine
  • Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino (MC)

Con una missione di Veterinari Senza Frontiere VSF si sono realizzate le attività conclusive che hanno premesso la prima giornata di lavoro della latteria il 25novembre 2020. L’evento ha coinvolto gli allevatori del villaggio e le donne trasformatrici del latte.

l progetto della latteria è cofinanziato con fondi Otto per Mille Valdese e Regione del Veneto
Al termine è stato anche possibile degustare dell’ottimo formaggio spalmabile frutta della formazione realizzata da Veterinari Senza Frontiere VSF – Italia in collaborazione con la direttrice del servizio regione allevamento di Kaffrine.
Di seguito alcune immagini di questa importante iniziativa.

Il nostro Natale colorato!

La sofferenza, l’incertezza, la preoccupazione per il presente e il futuro sono stati spesso in questi mesi il pane quotidiano nostro e di quello di tanta gente che ci circonda.

Anche il COMI ha vissuto momenti difficili: pagare l’affitto, l’elettricità, le tasse comunali, lo stipendio dei collaboratori…tante uscite a fronte di scarse o inesistenti entrate.

È per questo motivo che, per la prima volta in tanti anni, abbiamo deciso di destinare i proventi di questa iniziativa natalizia (al netto ovviamente dei costi sostenuti per realizzarla) al COMI per le sue necessità più impellenti. Infatti, se la struttura non è in grado di funzionare dignitosamente, tutte le attività che da essa originano rischiano di vanificarsi.

Con gioia e speranza abbiamo deciso quindi di ospitare nel nostro sito oggetti che esprimono la bellezza, il colore, la creatività, la semplicità, il lavoro delle mani, e il frutto della terra.

Vogliamo condividere tutto ciò con voi, certi che saprete apprezzare le nostre proposte. Concedetevi un momento di relax curiosando tra le immagini di questi oggetti.

Clicca sull’immagine per scoprire le nostre proposte!

Col cuore e la stima di sempre auguriamo a tutti

Buon Natale.

Il Presidente e lo staff del COMI

PREGHIERA AL CREATORE

 

Signore e Padre dell’umanità,
che hai creato tutti gli esseri umani

con la stessa dignità,
infondi nei nostri cuori uno spirito fraterno.
Ispiraci il sogno di un nuovo incontro,

di dialogo, di giustizia e di pace.
Stimolaci a creare società più sane

e un mondo più degno,
senza fame, senza povertà,

senza violenza, senza guerre.
Il nostro cuore si apra
a tutti i popoli e le nazioni della terra,
per riconoscere il bene e la bellezza
che hai seminato in ciascuno di essi,
per stringere legami di unità,

di progetti comuni,
di speranze condivise.

Amen

(papa Francesco)

Cile – Uno squarcio di sereno nella “tempesta” del Covid-19

E’ partito il progetto del COMI di sostegno alla popolazione  per l’emergenza Covid nell’mabito della campagna FOCSIV-Caritas “Insieme per gli ultimi“.

La pioggia. La signora di queste terre è la pioggia: fitta, incessante, quotidiana; se ti poni davanti alla finestra per guardare fuori ti illude: assomiglia a una tenda, una fluida e trasparente tela d’ acqua.  E grazie a lei prende vita il fango, così ricco e pesante! Ti si attacca alle scarpe ad ogni passo e a volte, le caviglie, provate, fanno male.  In mezzo a tutto questo, Juanita cammina veloce per la strada. Avvolta da un vento freddo e con le dita un po’ intorpidite scrive su whatsapp un messaggio: vuole la cassetta di alimenti che il governo ha promesso per l’emergenza Covid 19 ma non sa come fare, non è giovanissima e non ha familiarità con piattaforme, con internet.  Dall’altra parte del telefono Pilar legge, riflette un pò, poi va al computer e si collega al web  …

Ogni giorno, al numero del Comi tante richieste! A questo sportello nato per facilitare il dialogo con le istituzioni, i Mapuche si rivolgono per informarsi, capire e usufruire degli aiuti che le Istituzioni hanno destinato alla popolazione sferzata dalla pandemia. Quelli di loro che vivono in città sono stati duramente colpiti dalla crisi e quelli delle campagne, apparentati alla lontana ma comunque uniti dallo stesso sentimento di appartenenza, hanno fatto sacrifici notevoli per sostenerli, soprattutto se anziani.

Pilar chiama, chiede, insiste, sollecita, si accalora mentre espone le situazioni dei suoi e non molla fino a quando non ottiene quello che si era prefissa. E una volta risolto il problema avverte: Ti ho stampato il foglio che ti serviva …. Vieni a prenderlo … ci saluteremo a distanza ma almeno ci conosceremo!

Oggi è stata una buona giornata ma non va sempre così. Domani la sfida ricomincia.

foto di Pilar Reuque

 

 

Per saperne di più sul nostro progetto clicca qui  https://www.comiong.it/cile-2

 

 

Per avere maggiori informazioni su tutta la campagna e sui tanti progetti in corso visita il sito http://www.insiemepergliultimi.it

Un campionato senza odio

Il 20 giugno riparte il campionato di calcio di serie A, ma gli stadi resteranno chiusi al pubblico. Sarà un campionato molto diverso dal solito, forse unico nel suo genere, in questo tempo particolare che stiamo vivendo. E proprio per questo, può anche essere un’occasione per ripensare lo sport in modo nuovo.
E’ questa l’idea della campagna Odiare non è uno Sport, che lancia l’appello per un Campionato senza Odio, per abolire l’hate speech dallo sport e riscoprire la bellezza della competizione sana e corretta.

di Silvia Pochettino

L’hate speech, o linguaggio d’odio, è ormai diventato una parte strutturale delle conversazioni sportive in Italia, in particolare nel calcio, come riporta il Barometro dell’Odio nello Sport, la ricerca realizzata dal centro Coder dell’Università di Torino che ha monitorato per 3 mesi i commenti ai post delle cinque principali testate sportive italiane (La Gazzetta dello SportTuttosport, Il Corriere dello Sport, Sky Sport Sport Mediaset) analizzando 443.567 post su Facebook e 16.991 su Twitter. Risultato? Tre post su quattro ricevono commenti d’odio su Facebook, addirittura uno su due su Twitter.

Ci siamo abituati all’hate speech online e offline tra gli spalti delle tifoserie come se fosse normale insultare, umiliare o minacciare l’avversario. Ma non lo è.

Come si legge nel Barometro: “Siamo difronte a un processo di normalizzazione della violenza per cui è ormai opinione piuttosto diffusa che gli stadi e il tifo siano intrinsecamente connessi a forme di violenza e sopraffazioni che in tempi recenti si sono estese e potenziate online attraverso l’uso massiccio dei social media”

Ma cos’è l’hate speech e come si presenta? Il Barometro dell’Odio in questo breve schema ci aiuta a inquadrare meglio il fenomeno (gli esempi, purtroppo, sono tutti tratti da commenti reali individuati dalla ricerca…)

 

L’appello della campagna Odiare non è uno Sport per una Serie A di calcio così particolare, in epoca Covid e a porte chiuse, è semplice: portare a termine un Campionato senza Odio, eliminando l’hate speech dallo sport!

Se vuoi contribuire anche tu, quando incontri commenti simili a quelli riportati in tabella segnalalo taggando la pagina Fb o l’account Instagram di Odiare non è uno Sport oppure facendo uno screenshot dei tweet e inviandoli a ufficiostampa@odiarenoneunosport.it.

Se ti senti, puoi anche intervenire direttamente nella conversazione rilanciando il semplice appello a un Campionato senza Odio o usando la card qui sotto.

Insieme possiamo davvero rilanciare un tifo che riscopra la bellezza della competizione sportiva corretta

Raccolta fondi EMERGENZA COVID-19 per Talitakum – Uruguay

Questo è un momento molto difficile per l’America Latina, i partner del COMI stanno affrontando situazioni estremamente critiche.

In Uruguay l’Asociación dei Padri Oblati di Maria Immacolata lavora con più di 750 famiglie in condizione di estrema vulnerabilità socio-economica situate nel quartiere del Cerro, periferia di Montevideo.

 

I Padri gestiscono due asili dove lavorano con circa 320 famiglie; Il Colegio San José, frequentato da 206 bambini ed Il Centro educativo Talitakum frequentato da 80 adolescenti di età compresa tra 12 e 17 anni che hanno abbandonato il percorso scolastico e presentano situazioni famigliari problematiche.

 

In questo momento, vista la situazione di emergenza sanitaria e la situazione economica che ne deriva, i Centri continuano ad accompagnare i bambini, adolescenti e le loro famiglie attraverso:

 

  • L’invio quotidiano di attività pedagogiche/ricreative tramite  i sistemi informatici e non solo (considerando la precarietà delle connessioni e la scarsa diffusione dei mezzi tecnologici), affiancando gli studenti anche da casa.
  • Il contatto telefonico settimanale con le famiglie per assisterle in materia di sicurezza e prevenzione in casa, che al momento risulta essere fondamentale vista l’emergenza sanitaria.
  • La distribuzione di 90 pacchi ogni settimana a famiglie in difficoltà, composti da cibo e prodotti per l’igiene personale come sapone per le mani e disinfettante.

 

Il COMI sta sostenendo i padri Oblati nella raccolta fondi per i pacchi alimentari per le famiglie in difficoltà. Un pacco costa tra i 15 e i 30 euro, ma tutti noi possiamo contribuire con qualsiasi cifra.

Cliccando sul pulsante arancione verrai indirizzato direttamente alla nostra raccolta fondi (SEMPRE ATTIVA!).

Il 100% dei fondi raccolti verrà utilizzato per la raccolta alimentare.

Abbiamo riso … per la comunità Mapuche

La campagna del riso Comi continua online!

Ora che ascoltando Pilar avete compreso ancor di più l’importanza dell’agricoltura familiare nei territori Mapuche, probabilmente avete voglia di fare la vostra parte … bene ve ne diamo l’occasione: ORDINATE TANTI PACCHI DI RISO E NOI VE LI FAREMO RECAPITARE A CASA GRATIS!
E state certi che con quel riso, oltre a sostenere le donne delle comunità Mapuche, farete felici i vostri stomaci e anche quella dei vostri amici e parenti.

Allora che aspettate? Per praticità di invio vi preghiamo di ordinare solo quantitativi di riso multipli di 10 (es. 10 kg, 20 kg, 30 kg e così via) a segreteria@comiorg.it aggiungendo il vostro nome, cognome, indirizzo, email e cellulare così lo spedizioniere non avrà difficoltà a rintracciarvi per la consegna.

Per il pagamento (ricordiamo che l’offerta richiesta per ogni chilo di riso è di € 5,00) fate un bonifico intestato a
COMI Cooperazione per il mondo in via di sviluppo
Banca Etica, Sede di via Parigi Roma
IBAN: IT03 E 05018 03200 0000 11028271
Causale: Erogazione per i vostri progetti – campagna del riso 2020

Aspettiamo i vostri ordini!

BAROMETRO DELL’ODIO NELLO SPORT

Il 26 maggio alle ore 11 in diretta Facebook sulla pagina di Odiare non è uno sport

la prima ricerca italiana sull’hate speech online in ambito sportivo, realizzata analizzando 443.567 conversazioni su Facebook e 16.991 su Twitter delle principali testate giornalistiche sportive italiane.

Il 26 maggio alle ore 11 in diretta Facebook sulla pagina di Odiare non è uno sport

Il Centro CODER dell’Università di Torino, nel quadro del progetto Odiare non è uno sport, presenta il

BAROMETRO DELL’ODIO NELLO SPORT

Quanta volgarità, minacce e insulti anche a sfondo razziale o
sessista sono presenti nelle discussioni on line che parlano di sport? Se da un
lato lo sport è spesso strumento di integrazione e trasmissione di valori, soprattutto
quando praticato, dall’altro, specialmente nella dimensione del tifo, può
diventare un elemento divisivo che inasprisce la competizione fino a
trasformarla in conflitti anche violenti. Ma quanto influisce in tutto questo
l’uso dei social network? Che frequenza e che caratteristiche hanno i linguaggi
d’odio online nello sport italiano?

Prova a rispondere a queste domande il Barometro dell’odio nello Sport, ricerca realizzata dal Centro CODER dell’Università di Torino
nel quadro del progetto di prevenzione e contrasto all’hate speech  Odiare non è uno sport, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo
(AID 011797) e promosso dall’associazione 
CVCS insieme a 13 partner nazionali.

Il primo risultato che salta agli occhi dal monitoraggio delle
pagine Fb e Twitter delle principali testate sportive nazionali (La Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Il Corriere dello Sport, Sky
Sport
e Sport Mediaset)
realizzato dal 7 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020, è che esiste un livello costante di hate speech al di sotto del quale non si scende mai, pari al 10,9%
dei commenti su Facebook e 18,6% su Twitter.

I messaggi
d’odio risultano dunque una componente non solo rilevante ma strutturale delle
conversazioni sportive su questi social media.

Tuttavia, Facebook e Twitter sono diversi, sia per numero di
commenti sia per la presenza di hate
speech
. A parità di messaggi pubblicati, Facebook genera un volume di
commenti 26 volte superiore a quello di Twitter. Ma, mentre l’hate speech
raggiunge il 13,4% dei commenti su Facebook, suTwitter arriva al 31% .

Se si vanno poi ad approfondire le modalità con cui si manifesta
l’hate speech, il linguaggio volgare
(14% su FB e 31% su Twitter) e l’aggressività
verbale
(73% e 60%) sono le forme più frequenti. Tuttavia, anche discriminazione (7% e 5%) e aggressività fisica (5% e 4%) non sono
irrilevanti. La ricerca ha infatti individuato circa 5.000 commenti contenenti elementi di questo tipo pubblicati dagli
utenti in un arco di tre mesi.

Infine, dato prevedibile, gran parte del traffico di notizie sui
social e di conseguenza la maggior parte degli episodi di hate speech sono da ricondurre al mondo del calcio.. Emerge che Mario
Balotelli
e Romelu Lukaku sono i
personaggi sportivi su cui si concentrano più commenti di hate speech
(rispettivamente 16,7% su Facebook e 38,3% su Twitter; 15,5% su Facebook e
40,6% su Twitter)  contenenti insulti e
discriminazione razziale (rispettivamente 2,1% su Facebook e 5,6% su Twitter;
1,9% su Facebook e 2,4% su Twitter). 

La ricerca
sarà presentata il 26 maggio alle ore 11 in diretta Facebook sulla pagine del
progetto Odiare non è uno sport (@odiarenoneunosport).
L’evento live – moderato da Mimma Caligaris, giornalista sportiva e
presidente della Commissione Pari Opportunità della Federazione Nazionale della
Stampa – vedrà la partecipazione di Giuliano
Bobba,
del centro Coder, autore del Barometro e Sara Fornasir coordinatrice del Progetto Odiare non è uno Sport.

Contatti:
ufficiostampa@odiarenoneunosport.it, 3469546862

Il
progetto è sostenuto dall’Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo e
promosso dal Centro Volontariato Cooperazione allo Sviluppo, in partenariato
con 7 ong italiane con ampia
esperienza nell’educazione alla cittadinanza globale (ADP, CeLIM, CISV, COMI,
COPE, LVIA, Progettomondo.mlal),  l’ente
di promozione sportiva CSEN, le agenzie formative FormaAzione, SIT e SAA-School
of management,  Informatici senza
Frontiere per lo sviluppo delle soluzioni tecnologiche e Tele Radio City e Ong
2.0 per la campagna di comunicazione.  

In questo difficile momento per l’umanità, il COMI resta attivo!

Il lavoro a Roma continua in telelavoro e i nostri collaboratori in giro per il mondo continuano, per quanto possibile rispetto alle regole stabilite dai vari governi, a portare avanti le loro attività.

Questa è la testimonianza che ci arriva dal Senegal, dove le nostre volontarie si stanno impegnano per contrastare la diffusione del Covid-19 tramite delle attività di sensibilizzazione e non solo:

 “Ciao a tutti! Siamo Francesca e Agnese, volontarie del COMI, e attualmente ci troviamo a Kaffrine, in Senegal, dove ci occupiamo di un progetto di protezione dell’infanzia e prevenzione dell’abbandono scolastico. Purtroppo, il Coronavirus è riuscito ad arrivare anche qui, cambiando un po’ le cose. Dal mese di marzo, infatti, il presidente ha indetto la chiusura delle scuole e delle frontiere, la sospensione delle manifestazioni pubbliche, il coprifuoco notturno, e ha invitato la popolazione a seguire tutte le indicazioni fornite per la prevenzione.

Non è stato ancora imposto un confinamento totale (come quello in Italia) a causa della difficoltà di attuarlo in questo contesto socioculturale. Il concetto di famiglia qui, infatti, è molto più allargato, i lavori sono spesso completamente informali e molti devono cercare un impiego giornalmente per sopperire ai bisogni primari, inoltre l’impossibilità di conservare gli alimenti comporta la necessità di acquistarli quotidianamente.

Anche noi siamo costrette a rimanere in casa. Abbiamo dovuto sospendere le attività scolastiche e ludiche che ormai facevano parte delle nostre abitudini, per adattarci ad una vita da quarantena.

In vista di questa emergenza, ci siamo adoperate per sostenere le sensibilizzazioni locali sull’importanza dell’igiene e del distanziamento sociale. In particolare, abbiamo installato nel quartiere dove abitiamo delle strutture per il lavaggio delle mani, realizzato striscioni esplicativi in lingua Wolof e utilizzato i social network per promuovere le buone abitudini, sostenuto economicamente la campagna di prevenzione lanciata dalla prefettura per tutto il Dipartimento.

Per quanto ci riguarda, siamo vivendo questa “particolare” situazione in maniera serena, nonostante un pensiero costante vada all’Italia e ai nostri cari. Speriamo davvero che la situazione non peggiori, viste anche le difficoltà sanitarie del Paese, e nel nostro piccolo, cerchiamo di vivere questa esperienza nel migliore dei modi, perché… noi RESISTIAMO anche da qui!”