Comi

Nuovi volontari in Servizio Civile COMI a Malalhue, Lanco.

Dopo alcuni giorni di viaggio siamo giunti finalmente nella sede del nostro anno di servizio civile. Si tratta della città di Malalhue, nel comune di Lanco, regione di Los Ríos, nella macrozona Sur. Al nostro arrivo siamo stati splendidamente accolti dai rappresentanti di Medema, la Organización Mujeres Emprendedoras de Malalhue, nostro partner locale.

Il progetto a cui Comi e Medema collaborano mira al rafforzamento del ruolo dei giovani, sostenendo il loro percorso personale, identitario e professionale, attraverso la diffusione fra i giovani della storia e della cultura mapuche.

Nella regione sono presenti, come in tutto in Cile, gravi disuguaglianze che si evidenziano nel campo dell’educazione, della salute, dell’accesso ai servizi e alle risorse, con particolare svantaggio per i popoli originari. La preziosa eredità sociale e culturale mapuche è in pericolo a causa del modello di sviluppo imposto dalle politiche neoliberali cilene a partire dagli anni ‘70.  La stessa Malalhue è circondata da pini ed eucalipti, piante non autoctone, monoculture in mano alle imprese forestali che alterano l’equilibrio ambientale della regione e che hanno ridotto notevolmente i terreni coltivabili. Da un’indagine portata avanti dal Comi nel 2018-19 è emerso che il 90% dei giovani del comune di Lanco fra i 13 ei 19 anni dichiara di conoscere poco o superficialmente la cultura Mapuche. Questa precaria condizione identitaria, unita alla forte disoccupazione ed emigrazione giovanile, è una delle cause principali dell’alto consumo di alcol e droga tra i giovani.

Nel nostro primo incontro con Medema abbiamo avuto modo di presentarci e di conoscere le donne contadine e imprenditrici che lo compongono, e nonché le loro famiglie. Il loro lavoro è tanto difficile quanto importante. Da anni, esse portano avanti un nuovo progetto di vita e di lavoro collettivo, nel solco della tradizione comunitaria mapuche.

Attraverso il programma di sviluppo rurale condividono momenti tipici della tradizione agraria indigena, in particolar modo per quanto riguarda la coltura dei fagioli e delle piante medicinali. Patrocinano ed organizzano fiere e mercati nei quali vendono prodotti agricoli, ma anche artigianali, come la lana intessuta con il telaio tradizionale. La vita agricola, salute ed il benessere fisico, la trasmissione della cultura ancestrale si mescolano nei progetti che queste donne portano avanti quotidianamente, lottando contro la disgregazione del proprio tessuto sociale.

Per noi civilisti Comi è un privilegio ed un’opportunità poter condividere una parte di questo percorso insieme a loro. Da parte nostra, con il supporto del nostro supervisore locale, Pilar Reuque, intendiamo innanzitutto fornire tutto l’aiuto possibile a Medema nei suoi progetti. Vogliamo proporre diverse attività nelle scuole del paese, ad esempio laboratori di teatro, di musica, di utilizzo della tecnologia, ed altre rivolte alla cittadinanza, come una radio comunitaria, tornei sportivi, presentazioni di libri ed eventi culturali.

Siamo appena arrivati, e stiamo iniziando a comprendere la complessità di una realtà così affascinante e piena di contraddizioni. Di fronte a noi ci sono tante sfide impegnative ma stimolanti. Abbiamo una grande voglia di metterci in gioco e soprattutto di apprendere.

Il primo appuntamento e banco di prova sarà martedì 2 Agosto, in occasione dell’inaugurazione del mercato in piazza Malalhue. Speriamo di riuscire a dare il nostro apporto in modo utile e costruttivo. Pewkayall!

Trawün Mapuche a Malalhue

 

Trawün1 Mapuche a Malalhue: verso una nuova Costituzione plurinazionale

A Malalhue, Région de los rios, si è svolto venerdì 14 e sabato 15 gennaio il Trawün Mapuche Constituyente Fütawillimapu2, con la presenza dei costituenti Victorino Antilef, Natividad Llanquileo, la machi3 Francisca Linconao e Alexis Caiguan, eletti nell’assemblea costituente nei seggi riservati per i pueblos originarios del Cile, le popolazioni di queste terre prima che vi arrivassero Colombo e gli europei.

Il processo costituente in Cile ha avuto inizio formalmente con il referendum del 25 ottobre 2020, sotto il governo di Sebastian Piñera, in carica fino all’11 marzo 2022, nel tentativo di disinnescare le forti proteste iniziate nell’ottobre 2019 e placatesi soltanto a causa della pandemia da covid a marzo 2020; queste contestazioni, denominate in Cile estallido social, hanno portato in piazza milioni di persone, dando vita a manifestazioni massive che sono partite da Santiago e si sono diffuse in tutto il Paese.

Il 15 e 16 maggio 2021 si è votato per scegliere le e i 155 membri dell’assemblea costituente, nella quale 17 seggi sono riservati alle popolazioni originarie; di questi ben sette seggi sono destinati al pueblo Mapuche, due al pueblo Aymara, uno per i pueblos diaguita, colla, atacameño, quechua, yagán, kawésqar, chango y rapa nui, mentre il pueblo afrodiscendente cileno è rimasto escluso. Oltre ai seggi riservati ai pueblos originarios, un altro passo storico nel loro riconoscimento è rappresentato dall’elezione come presidenta della Convención constitucional di Elisa Loncon, accademica, linguista e attivista mapuche. La costituente inoltre vede una forte maggioranza di forze di sinistra, molte delle quali  apartitiche e indipendenti dagli storici partiti cileni.

La Costituzione che è in processo di scrittura e che dovrebbe essere approvata con un referendum ad agosto o settembre 2022, salvo rinvii, andrebbe a sostituire quella del 1980, emanata dal consiglio di Stato del regime militare di Pinochet e quindi sua eredità diretta, approvata con un referendum e successivamente modificata soltanto in alcune parti. L’intenzione delle forza di sinistra che partecipano alla Convención Constitucional è quella di cambiarlo todo, di cambiare completamente il sistema, creare un Cile che riconosca i diritti civili e sociali, con un’attenzione particolare ai temi della democratizzazione del sistema politico, della riduzione delle disuguaglianze, della salute, dell’educazione, del femminismo, dell’ambiente e dei diritti all’acqua. 

Per quanto riguarda i pueblos e nazioni preesistenti allo stato cileno, l’inclusione nel processo di scrittura costituzionale passa per la creazione della Commissione sui  Diritti dei Popoli indigeni e Plurinazionalità, incaricata di elaborare un “Documento base” fondato sul diritto proprio dei pueblos originarios e i trattati internazionali, come la Convenzione ILO 169 e la Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni della Nazioni Unite, che garantiscono la partecipazione dei popoli originari nelle decisioni che possono riguardarli4. Per poter elaborare tale Documento base, sono stabiliti cinque principi fondamentali, in base ai quali si è stilata un catalogo di diritti da includere nella nuova Costituzione, se condivisi dai popoli originari. 

Il primo è il principio di Plurinazionalità e libera determinazione dei popoli, e reclama la creazione di un Cile plurinazionale, che riconosca in Costituzione l’esistenza di diverse nazioni preesistenti allo Stato cileno con diritto all’autodeterminazione, sfidando di fatto la nozione occidentale dello Stato che si fonda sull’assunto dell’unità inscindibile di Stato e nazione. 

Il secondo principio riguarda l’interculturalità e la decolonizzazione, e si propone di decolonizzare il pensiero per poter riconoscere, su un piano di uguaglianza e rispetto mutuo, le diverse forme di conoscenza, le differenze tra le culturale e le loro forme di concepire, vedere e conoscere il mondo, rendendo possibile un dialogo orizzontale che dia valore alle differenze.

Il terzo fondamento è il Buen Vivir, vivere bene, chiamato Kume Mongen dal pueblo Mapuche e Suma Qamaña dal pueblo Aymara. Si tratta della vita in pienezza, una forma di vivere in equilibrio e in comunità, nella quale gli essere umani e la natura si complementano; una convivenza pacifica nella quale la persona è in armonia con se stessa, con le altre persone e con la natura che la circonda. 

Il quarto garantisce la cura e il rispetto dei diritti della natura, individuandola anche come soggetto di diritto, e riconosce i popoli originari come curtoni degli equilibri naturali nei loro territori ancestrali, oltre al vincolo spirituale dei popoli con i loro territori.  

Il quinto principio stabilisce infine l’uguaglianza e la proibizione della discriminazione, ribandendo che le persone  i popoli originari sono liberi e uguali a tutte le altre persone e popoli, e per questo non possono essere distriminati nell’esercizio dei loro diritti, in partucolare in relazione alla loro origine e identità indigena5.

Nonostante le speranze riposte nel processo costituente, ovviamente le forze politiche presenti nella Convención sono diverse, e ci sono forti timori riguardo alle reali possibilità di approvazione del testo attraverso il referendum, e diverse perplessità riguardo ai tempi limitati a disposizione delle e dei Costituenti e alla necessità della maggioranza dei due terzi in assemblea per poter inserire norme nel testo costituzionale, fattori che potrebbero disinnescare, almeno in parte, la radicalità delle istanze. 

Il Trawün, che si è svolto in occasione delle Settimane territoriali, è stato organizzato da Victorino Antilef e da Carmen Caifil, candidati in coppia elettorale per garantire la parità di genere ed eletti come rappresentanti Mapuche della Région de los Ríos nella Costituente; Victorino Antilef non solo rappresenta le Regioni di Los Ríos, Los Lagos y Aysén nella Convenzione, ma è originario proprio dalla Comunità Mapuche de Antilhue, nella Comuna di Lanco. Lo scopo dell’incontro era da un lato quello di dialogare con le comunità Mapuche della Région de los Ríos sui principi, le istanze e i punti fondamentali da inserire nella nuova Costituzione, in modo da poterli proporre alle diverse Commissioni, dall’altro quello di incentivare le comunità stesse a proporre norme da inserire nel testo costituzionale, dal momento che per le popolazioni indigene sono previste modalità particolari di proposta6, con numeri molto inferiori rispetto alle normali iniziative di legge.

Tuttavia, le popolazioni originarie non hanno un’opinione omogenea rispetto al processo costituente e alla fiducia da dare alle istituzioni; durante il primo giorno di riunione sono sorti parecchi dubbi sull’opportunità per la popolazione Mapuche di partecipare a un’istanza convocata dallo Stato, insertandosi in un processo per il riconoscimento dei diritti dei pueblos originarios all’interno dello Stato cileno, di fatto fortificando lo stesso sistema statale responsabile di aver sottratto le terre al pueblo Mapuche. Da un lato, il popolo Mapuche ha un trattato ancora vigente con lo Stato cileno, il trattato di Tapihue del 1825, che riconosce le terre al Sud del Bio Bio come territorio Mapuche, dall’altro l’inserimento in una logica statale rischia di disinnescare le possibilità di autonomia e autogoverno delle popolazioni originarie.

Durante le due giornate di lavoro svoltesi a Malalhue, c’è stato un primo momento di discussione durante il quale questi temi, dubbi, perplessità, paure e critiche sono state evidenziate e dibattute, e un secondo momento in cui, alla luce anche delle discussioni precedenti, ci si è divisi in gruppi di lavoro e si è provato a fare delle proposte più concrete rispetto a ciò che si vuole inserire nella nuova Costituzione, al netto della sfiducia della sua efficacia reale per il pueblo Mapuche. Come ha rimarcato la machi Francisca Linconao, che è stata in carcere per la sua attività di defensora dei diritti umani e dei territori ancestrali Mapuche in opposizione all impresa Palermo, l’obiettivo ultimo è l’autonomia e l’autodeterminazione del pueblo Mapuche, nonché il recupero di tutte le terre ancestrali che sono state sottratte alle comunità; le singole persone, comunità o loffe7 possono e devono scegliere se includere o meno il sostegno al processo istituzionale tra le strategie, o se proseguire la lotta con altre modalità e seguendo altri cammini.

Essere in Cile in questo momento storico di cambiamento è sicuramente un’opportunità per poter osservare da vicino il processo, sia dal punto di vista istituzionale sia per come viene recepito dalle persone del territorio, e per poter seguire da vicino come si evolverà il processo di scrittura della nuova Costituzione cilena.

1Riunione in cui si prendono decisioni, accordi

2Gran territorio del Sud in Mapudungun

3Figura spirituale Mapuche, colei che cura le malattie e comunica con gli spiriti

4Consulta_Indigena-Documento_Base-es.pdf

5Consulta_Indigena-Documento_Base-es.pdf

6Sono sufficienti infatti 3 comunità o 5 associazioni o 3 associazioni rappresentanti dei pueblos originarios o un cacicato riconosciuto o 120 persone appartenenti a pueblos originarios.

7É la forma basica di organizzazione sociale del pueblo mapuche, consistente in un clan familiare o lignaggio che riconosce l’autorità di un lonco.

 

Iniziano le nuove attività di COMI a Malalhue

Dopo due mesi e mezzo in Cile, durante i quali siamo stati accolti e inseriti con delicatezza e attenzione nel contesto di Malalhue, abbiamo iniziato ad individuare alcuni dei bisogni più evidenti e provare a proporre delle attività per affrontarli. Quello di Malalhue, Région de los rios, Chile, è un contesto complesso, nel quale è difficile cogliere immediatamente le dinamiche di relazione tra le persone e le famiglie, i rapporti con il mondo umano e non umano, il complesso tessuto di scambi materiali e immateriali, di doni e restituzioni che si configura in una trama di simboli da decifrare e interpretare costantemente.

In questo contesto così complesso, una delle prime questioni che abbiamo individuato è la scarsità di stimoli artistici e culturali, soprattutto per le persone più giovani che abitano la comunità, e l’assenza di spazi di aggregazione nei quali sia possibile creare comunità e relazioni, stimolare la creatività, pensare e agire collettivamente. Per questo abbiamo pensato di proporre tre percorsi, che si svilupperanno in primis durante il periodo estivo, ma che probabilmente proseguiranno per tutto l’anno, cercando di raggiungere persone di età e interessi diversi.

In primo luogo abbiamo deciso di proporre un centro estivo, per offrire ai bambini e alle bambine di Malalhue un contesto educativo e di divertimento, nel quale sperimentare modi diversi di stare insieme, distinte forme artistiche, attività di cooperazione e di espressione. Ogni mercoledì, nel tardo pomeriggio per poter sopravvivere al caldo intenso dell’estate malalhuina, ci troviamo nel campo di futbol per condividere un momento con bimbi e le bimbe, giocando, facendo laboratori di costruzione, stimolando le loro capacità espressive attraverso giochi teatrali e di espressione, raccontando storie per incentivare la loro creatività. 

Un’altra attività che stiamo promuovendo è lo yoga, pensato per stimolare le persone a prendersi dei momenti per loro stesse, per equilibrarsi e prestare attenzione al proprio corpo e alla relazione del proprio corpo con la mente; ogni giovedì Angi guida le persone che partecipano agli incontri in diverse asana e in un rigenerante momento di rilassamento, lo yoga nidra. Un’attività come lo yoga offre la possibilità di prendersi cura del proprio corpo e della propria mente, e di alleviare i dolori derivanti dagli sforzi fisici quotidiani e intensi cui le persone di Malalhue sono abituate.

In ultimo, ogni giovedì organizziamo un cineforum nella piazza o nel centro comunitario di Malalhue, proiettando ogni volta un film che possa stimolare una riflessione o un dibattito con le persone. Per poter convogliare i diversi interessi ed età, alternando un film rivolto alle famiglie, ai bambini e alle bambine, con l’intento di offrire loro un momento di aggregazione e di divertimento comune, a uno rivolto ai ragazzi e alle ragazze, per provare a costruire con loro uno spazio di riflessione collettiva, un luogo in cui incontrarsi in modo nuovo e differente. 

Tutte le attività hanno ricevuto una calda accoglienza da parte delle autorità locali, tanto che sono supportate e proposte in collaborazione con l’Area Delegazione Municipale di Malalhue del Comune di Lanco, ufficio introdotto recentemente dal neo sindaco Juan Rocha Aguilera.

Speriamo di poter proporre presto altre attività qui a Malalhue!

Secondo anno di semina comunitaria

Cile - Secondo anno di semina comunitaria

Siamo nella regione de Los Rios (384.837 abitanti), la 14° del Cile, situata al sud dell’Araucania, zona sottoposta a  stato di emergenza per gli scontri verificatisi tra le autorità nazionali e i manifestanti Mapuche in lotta per il recupero delle loro terre ancestrali,. Al nord della regione troviamo Lanco, Comune che conta con una popolazione di 16.752 abitanti e che ospita il piccolo pueblo di Malalhue, che insieme ai suoi 4.559 abitanti, 3.061 urbani, 1.498 zone rurali, accoglie MEDEMA (Mujeres Emprendedoras de Malalhue), una delle più di 600 organizzazioni comunitarie registrate nella Segreteria Municipale. Fondata nel maggio del 2014, MEDEMA, partner locale di COMI (Cooperazione per il Mondo in Via di Sviluppo), è composta da donne Mapuche impegnate nello svolgimento di attività a sfondo socio culturale e agricolo al fine di promuovere l’artigianato e le tradizioni locali.

COMI coopera con Medema a Malahue dal 2015, e questo è il secondo anno nel quale le due organizzazioni collaborano per costruire progetti di sostegno all’agricoltura di comunità, progetto iniziato nel 2019, rivelatosi doppiamente importante e determinante in tempi di Covid 19.

In questo anno, un sostegno importante è venuto anche dall’Ente statale FOSIS (Fondo de Solidaridad e Inversión Social) che insieme a COMI ha reso possibile aumentare la superficie di terreno seminato – nel primo anno un’ettaro – ad un’ettaro e mezzo, acquistando fagioli e fertilizzante, oltre a costruire un cerco (recinto) intorno all’ettaro di campo seminato a fagioli, condizione indispensabile per poter coltivare in un luogo in cui gli animali selvatici rischierebbero di compromettere fortemente il raccolto. La scelta di appoggiare economicamente un’agricoltura locale e comunitaria è legata da un lato alla consapevolezza della fragilità dell’agricoltura di sussistenza, dall’altro alla volontà di sostenere la soberania alimentaria delle comunità e quindi, allo stesso tempo, incentivare il loro controllo sulla produzione e il consumo, la promozione dei prodotti locali e l’indipendenza rispetto ai mercati internazionali.

Il supporto non si limita però soltanto all’aspetto economico, ma si indirizza anche a un sostegno quotidiano e relazionale, a una partecipazione concreta ai progetti promossi nel pueblo di Malalhue e le comunità Mapuche che lo circondano, popolazione con una cosmovisione collettiva, comunitaria per essenza. Il primo giorno della semina di fagioli (siembra de porotos) è coincisa quest’anno anche con il primo giorno di servizio delle quattro civiliste e civilisti italiani che partecipano al progetto di servizio civile, nel quale saranno impegnati fino a giugno.

Sono stati giorni di immersione totale nella vita del campo e della comunità di persone che ci stava lavorando, di fatica intensa ma anche di contatto diretto con la Ñuke Mapu, la Madre Terra. Quattro giorni di durissimo lavoro in cui le donne di MEDEMA, con il supporto di contadine e contadini locali e delle volontarie e volontari italiani, hanno portato a compimento la semina nei campi di El Avellanito e di Panguinilahue Alto. Un ettaro e mezzo di terra e più di cento chili di una grande varietà di semi piantati senza il supporto di alcun macchinario. Dai solchi scavati alla semina dei porotos, passando per la fertilizzazione del suolo, tutto è stato realizzato interamente a mano. Un lavoro eccellente per la cui riuscita si è rivelato fondamentale il fortissimo spirito di lavoro collettivo che ha caratterizzato i giorni della siembra. Familiari e civilisti/e si sono riuniti per quattro giorni di lavoro, durante i quali non sono mancati intensi momenti di aggregazione e condivisione.

Nonostante ciò, Margarita, campesina co-fondatrice di MEDEMA, durante un’uscita al campo, spiega come l’apporto di tecnologie agricole avanzate sarebbe cruciale per migliorare la produttività, nonché per ridurre notevolmente il grande carico di lavoro umano. Insieme a lei, la presidente di MEDEMA, Maria, chiarisce che l’attività di semina di fagioli si è valorizzata molto di più all’incirca un anno fa in risposta alla crisi del COVID-19 e al blocco dei trasporti, quando la scarsità di generi alimentari ha iniziato a colpire fortemente la comunità di Malalhue. Iniziare a produrre fagioli in maggiori quantità, raccontano, sarebbe potuto essere d’aiuto all’autosufficienza e alla sicurezza alimentare non solo dei membri di MEDEMA e delle rispettive famiglie, ma anche del resto della comunità locale. Inoltre, incentivare la coltivazione di fagioli è uno strumento per promuovere, a livello cittadino, la consapevolezza rispetto ad un’alimentazione sana, riducendo il consumo di cibi processati, considerato una delle piaghe locali.

In risposta a tale necessità, pochi giorni fa, il Comune di Lanco, ha promosso l’apertura di un mercato ortofrutticolo, Mercadito de pequeños agricultores, gestito e fortemento voluto dalle associazioni locali El Huerto, con la sua presidenta Sonia Trabol, e Kiñe Wayiñ (Un solo gruppo in Mapudungun, la lingua Mapuche), che per oltre un anno si sono impegnate nella ricerca di un nuovo spazio che potesse valorizzare maggiormente i loro prodotti. Come hanno sottolineato i discorsi delle autorità locali e delle due organizzazioni partecipanti, questa iniziativa è un’occasione per recuperare il concetto emblematico che la unión hace la fuerza. Inoltre, Maria ci spiega come la cooperazione tra comunità sia fondamentale per il ripristino della soberania alimentaria, tema e obiettivo fondamentale per uno sviluppo sostenibile, in ottica locale e globale.

Un progetto piccolo, le cui prospettive rispecchiano la volontà di cercare soluzioni ad uno stile di consumo che troppo spesso causa non poche problematiche, dalla dipendenza economica allo scorretto apporto nutritivo.

Le potenzialità sono ampie e la semina è solo un primo passo verso un processo che necessita di tempo, risorse e impegno continuativo.

SENEGAL – Inaugurazione della mini latteria nel villaggio rurale di Ndiao Bambaly.

Nelle scorse settimane abbiamo visto concretizzarsi uno degli obiettivi del progetto in corso in Senegal e cioé la creazione di una mini latteria nel villaggio rurale di Ndiao Bambaly.

Il progetto è realizzato in partenariato con:

  • SIVtro-Veterinari Senza Frontiere Italia
  • Servizio Regionale   dell’Allevamento (Service Elevage)
  • AVRB -Associations des Villages Rivérains du Bao Bolong
  • ANPEJ – Agenzia Nazionale per la promozione dell’occupazione giovanile
  • PAFILKAF – Plateforme d’innovation pour la chaîne d’approvisionnement en lait local de Kaffrine
  • Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino (MC)

Con una missione di Veterinari Senza Frontiere VSF si sono realizzate le attività conclusive che hanno premesso la prima giornata di lavoro della latteria il 25novembre 2020. L’evento ha coinvolto gli allevatori del villaggio e le donne trasformatrici del latte.

l progetto della latteria è cofinanziato con fondi Otto per Mille Valdese e Regione del Veneto
Al termine è stato anche possibile degustare dell’ottimo formaggio spalmabile frutta della formazione realizzata da Veterinari Senza Frontiere VSF – Italia in collaborazione con la direttrice del servizio regione allevamento di Kaffrine.
Di seguito alcune immagini di questa importante iniziativa.

Cile – Uno squarcio di sereno nella “tempesta” del Covid-19

E’ partito il progetto del COMI di sostegno alla popolazione  per l’emergenza Covid nell’mabito della campagna FOCSIV-Caritas “Insieme per gli ultimi“.

La pioggia. La signora di queste terre è la pioggia: fitta, incessante, quotidiana; se ti poni davanti alla finestra per guardare fuori ti illude: assomiglia a una tenda, una fluida e trasparente tela d’ acqua.  E grazie a lei prende vita il fango, così ricco e pesante! Ti si attacca alle scarpe ad ogni passo e a volte, le caviglie, provate, fanno male.  In mezzo a tutto questo, Juanita cammina veloce per la strada. Avvolta da un vento freddo e con le dita un po’ intorpidite scrive su whatsapp un messaggio: vuole la cassetta di alimenti che il governo ha promesso per l’emergenza Covid 19 ma non sa come fare, non è giovanissima e non ha familiarità con piattaforme, con internet.  Dall’altra parte del telefono Pilar legge, riflette un pò, poi va al computer e si collega al web  …

Ogni giorno, al numero del Comi tante richieste! A questo sportello nato per facilitare il dialogo con le istituzioni, i Mapuche si rivolgono per informarsi, capire e usufruire degli aiuti che le Istituzioni hanno destinato alla popolazione sferzata dalla pandemia. Quelli di loro che vivono in città sono stati duramente colpiti dalla crisi e quelli delle campagne, apparentati alla lontana ma comunque uniti dallo stesso sentimento di appartenenza, hanno fatto sacrifici notevoli per sostenerli, soprattutto se anziani.

Pilar chiama, chiede, insiste, sollecita, si accalora mentre espone le situazioni dei suoi e non molla fino a quando non ottiene quello che si era prefissa. E una volta risolto il problema avverte: Ti ho stampato il foglio che ti serviva …. Vieni a prenderlo … ci saluteremo a distanza ma almeno ci conosceremo!

Oggi è stata una buona giornata ma non va sempre così. Domani la sfida ricomincia.

foto di Pilar Reuque

 

 

Per saperne di più sul nostro progetto clicca qui  https://www.comiong.it/cile-2

 

 

Per avere maggiori informazioni su tutta la campagna e sui tanti progetti in corso visita il sito http://www.insiemepergliultimi.it

Generazione Greta

Avete mai sentito parlare della leggenda del filo rosso del destino?

Nella tradizione orientale, ogni persona porta sin dalla nascita un filo rosso annodato al mignolo della mano sinistra che lo lega in modo indissolubile alla propria anima gemella. Il filo ha come caratteristica quello di essere lunghissimo, indistruttibile e invisibile e serve a tenere unite due persone destinate prima o poi ad incontrarsi e a stare insieme per sempre.

Ora, mettiamo da parte quest’idea romantica e provate ad immaginare che esista un filo rosso per ogni servizio che usiamo ed ogni bene che acquistiamo: dalle serie su Netflix alle componenti di un computer, dalla benzina per la macchina al viaggio in aereo, tutto quello che usiamo e consumiamo nel quotidiano ci lega indissolubilmente a milioni di persone di tutto il mondo che estraggono la materia prima di cui è fatto il prodotto, o lo progettano e costruiscono, o ancora lo immettono nel mercato, offrono il servizio, si occupano dello smaltimento quando diventa rifiuto, e condividono con noi le conseguenze dell’inquinamento antropogenico (causato dall’attività umana).

È proprio questo il principio della globalizzazione: un groviglio fittissimo di vincoli ed interscambi che ci connettono nelle pratiche di consumo e produzione, nelle dinamiche sociali, economiche, ambientali ed istituzionali per cui ogni nostro comportamento ha delle ripercussioni su persone che vivono in altri Paesi – pensate alla crisi economico-finanziaria del 2007 nata negli Stati Uniti e poi diffusasi in Europa – e sul nostro pianeta – il cambiamento climatico vi dice qualcosa?

Lunedì 3 giugno il COMI ha partecipato alla conferenza “Generazione Greta: un passo avanti per l’Educazione alla Cittadinanza Globale. L’impegno e la coerenza delle politiche nell’attuazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” promossa dall’ASVIS all’interno del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2019.

Procediamo per gradi e per concetti: prima di tutto, cosa è l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile?

L’Agenda 2030 è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre del 2015 da 193 Paesi membri dell’ONU che ha messo sul tavolo temi reali, urgenti e drammatici, e che rappresenta l’impegno comune di trasformare il nostro mondo, e migliorarlo.

Come?

Attraverso il raggiungimento di 17 obiettivi universali, interconnessi ed indivisibili, entro l’anno 2030. 

Povertà, fame, salute, istruzione, parità di genere, acqua pulita e sicura, servizi igienico-sanitari, energia, lavoro dignitoso, innovazione, disuguaglianze, città sostenibili, consumo e produzione responsabile, cambiamenti climatici, biodiversità negli oceani e sulla terra, pace e partnership globali.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono universali perché, in misura minore o maggiore, riguardano tutti noi, sia i Paesi più industrializzati che quelli in via di sviluppo, tutti i 7 miliardi di persone unite da un numero esponenziale di fili rossi, ma che abitano su un unico pianeta. Sono inoltre strettamente vincolati l’uno all’altro perché bilanciano le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: crescita economica, inclusione sociale, tutela dell’ambiente. Facendo alcuni esempi, non si può assicurare la salute e il benessere per tutti, se non si riduce e contrasta l’inquinamento dei nostri oceani o dei vari ecosistemi terrestri, o ancora non si può incentivare una crescita economica duratura ed un lavoro dignitoso per tutti se non si forniscono opportunità di apprendimento paritarie per uomini e donne.  

Questo piano di azione condiviso è quindi governato da una visione integrata dello sviluppo che non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia, la società, le istituzioni. E attenzione! È proprio questo che si intende per sviluppo sostenibile: un modello di benessere che soddisfa i bisogni e garantisce i diritti delle generazioni presenti senza compromettere la qualità di vita e le possibilità delle generazioni future.

In sintesi, l’obiettivo generale dell’Agenda 2030 è quello di rendere sostenibile, un modello di sviluppo che non lo è.

Penserete voi: e perché l’attuale modello di sviluppo non è sostenibile?

Perché gli attuali modelli di produzione e consumo non fanno i conti con il progressivo esaurimento delle risorse naturali – che non sono infinite! –  ed il cambiamento climatico, così come è insostenibile una crescita economica che produce ricchezza per pochi lasciando nella povertà milioni di persone destinate ad aumentare con la crescita demografica ed un sistema di governance internazionale incapace di affermare il diritto internazionale condannando a umiliazioni e sofferenze comunità scosse da conflitti armati. La sempre minor disponibilità di acqua dolce, la perdita della biodiversità, la scarsità dei combustibili fossili da cui dipende il nostro sistema energetico – le riserve di gas naturale, petrolio e carbone si esauriranno tra i 40 e i 100 anni -, la contaminazione dei terreni e l’inquinamento degli oceani da plastica, sono problemi reali che la comunità scientifica internazionale segnala da decenni, e che ogni giorno rafforzano l’urgenza di  imboccare una rotta di sostenibilità, quando ancora è possibile.

Per riassumere, un modello di sviluppo basato sulla crescita economica che tende all’infinito in un mondo di risorse finite non è sostenibile sotto ogni punto di vista.

Ma lo sviluppo sostenibile, per essere conseguito, necessita prima di tutto di una presa di coscienza del cittadino e dei “fili rossi” in cui è immerso e che muove, orientando il proprio vivere quotidiano verso comportamenti sostenibili nel tempo e nel rispetto delle persone, della società, del pianeta. A questo scopo, bisogna introdurre un altro concetto fondamentale: quello di Educazione alla Cittadinanza Globale (ECG).

Ne avete mai sentito parlare? Cosa si intende per l’Educazione alla Cittadinanza Globale?

Educare alla Cittadinanza Globale è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030, con l’obiettivo 4 che impegna la comunità internazionale a “fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”. In particolare, l’ECG è direttamente citata nel paragrafo 4.7: “Garantire entro il 2030 che tutti i discenti acquisiscano la conoscenza e le competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, anche tramite un’educazione volta a uno sviluppo e uno stile di vita sostenibile, ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta, alla cittadinanza globale e alla valorizzazione delle diversità culturali e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile.”

Dunque, l’ECG rappresenta un vettore di sostenibilità, uno strumento trasversale ed importantissimo per un’agenda che promuove il cambiamento, diffondendo sapere, abilità e valori tra i cittadini, al fine di consentire agli stessi di contribuire ad un mondo più inclusivo, più pacifico e più equo.

L’ECG è quindi un processo attivo e trasformativo di apprendimento che mette al centro i diritti umani, i beni comuni, la sostenibilità, nel contesto di sfide sempre più urgenti, che ci legano l’uno all’altro come parte di una grande comunità globale.  

 

Ogni paese firmatario è chiamato ad implementare politiche nazionali per realizzare l’Agenda e i suoi 17 obiettivi.

Infatti, esiste una Strategia Italiana dell’ECG, approvata il 28 febbraio 2018 dal Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (CNCS), composto da Ministeri, Enti locali, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Università e le principali reti di organizzazioni della società civile. Il documento  (consultabile al seguente link https://www.info-cooperazione.it/wp-content/uploads/2018/02/Strategia-ECG.pdf) è quindi frutto di un impegno comune e multiattoriale in cui si identificano obiettivi, attori, modalità e contesti dell’ECG per raggiungere tutte le sfere della cittadinanza italiana e promuovere un cambiamento culturale orientato alla sostenibilità, attraverso ad esempio percorsi formativi sia formali (nelle scuole) che informali e nonformali (ad esempio, informazione nei mezzi di comunicazione di massa).

A questo punto, è importante sciogliere la sigla “ASVIS”, contenuta nel titolo dell’evento del 3 giugno.

Cosa è l’ASVIS, e cosa c’entra con l’ECG?

L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS) è nata il 3 febbraio del 2016 e riunisce più di 200 soggetti, tra istituzioni, università, centri di ricerca, associazioni e fondazioni. L’impegno dell’ASVIS per promuovere la conoscenza dell’Agenda 2030 ed educare alla cittadinanza globale si traduce in molteplici iniziative, come concorsi, contest, Master universitari e corsi e-learning sull’Agenda, e il Festival dello Sviluppo Sostenibile. Quest’anno il Festival, alla sua seconda edizione, si è svolto dal 22 maggio al 7 giugno e ha visto l’organizzazione di 702 eventi con l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere sempre più cittadini sui temi della sostenibilità.  

Siamo arrivati alla domanda finale, e se sei giunto fino a qui, significa che ormai sai cosa è l’Agenda 2030, l’Educazione alla Cittadinanza Globale, l’ASVIS e il Festival che ha organizzato negli ultimi due anni. Ti manca solo un elemento per masticare tutti i concetti racchiusi nel titolo dell’evento.

A cosa ci si riferisce con l’espressione “Generazione Greta”?

È la generazione dei giovani e dei giovanissimi ispirata dall’azione di protesta dell’attivista svedese Greta Thunberg, impegnata nel sensibilizzare l’opinione pubblica e i governanti di tutte le nazioni sui rischi del cambiamento climatico, e sulla conseguente urgenza di adottare politiche che mitighino il fenomeno. Tra le iniziative giovanili più importanti va segnalata quella dei “Fridays For Future”, delle manifestazioni di piazza che con cadenza settimanale – appunto, ogni venerdì – vedono milioni di giovani di tutto il mondo protestare per scuotere i governi affinché i governi affrontino il cambiamento climatico.

Perché il mondo del terzo millennio è un ormai un villaggio globale e globalizzato, dove anche se non possiamo vedere chi c’è all’altro capo del filo, il filo esiste, è reale e si dirama in tante direzioni. Condividiamo gli stessi problemi e abitiamo tutti su un unico pianeta: per imboccare la strada della sostenibilità, serve un impegno trasversale, che va dalle istituzioni, a noi come cittadini.

Consuelo Cammarota

 

 

Vaccinate for Africa 2019

IL COMI è partner di VSF nel territorio di Kaffrine con un progetto di sostegno alle attività degli allevatori locali.

Quest’anno VSF Italia aderisce alla campagna di raccolta fondi Vaccinate for Africa (V4A), che ci vede coinvolti insieme agli altri membri della rete di VSF International, al fine di sostenere e dare continuità alle nostre iniziative di campo. Nello specifico l’80 % dei fondi raccolti verrà destinato alla creazione di una latteria a Ndiao Bambaly (regione di Kaffrine, Senegal) che andrebbe a servire una comunità di circa 900 persone (tra cui 200 bambini) e che coinvolgerebbe almeno 39 allevatori più il personale della latteria stessa.

Il progetto, è stato parzialmente finanziato dalla Chiesa Valdese, ma il budget concesso non è sufficiente a coprire tutte le azioni necessarie… ed è per questo che ci serve far conoscere quest’iniziativa e più persone possibili.

Ma di cosa si tratta?

Vaccinate for Africa prevede un contributo attivo del singolo veterinario, di un ambulatorio o di un gruppo di colleghi di una clinica, che decida di devolvere parte dei ricavati delle vaccinazioni e delle visite raccolti in una settimana (03-09 Giugno pv), a sostegno dei progetti e delle attività della nostra associazione. Per quest’anno sarà appunto la latteria in Senegal.

Come funziona?

Al libero professionista che vorrà aderire verrà fornito del materiale illustrativo da mostrare ai propri clienti e verrà creata una mappa interattiva sul nostro sito affinché i clienti possano facilmente identificare i veterinari nella propria zona che aderiscono all’iniziativa. Il contributo da destinare a VSF è libero e scelto dal veterinario aderente stesso. Chi aderisce quest’anno non ha nessun obbligo di aderire in futuro mentre potrà continuare a ricevere gli aggiornamenti sul progetto sostenuto, che verranno periodicamente pubblicati sul sito ed inviati tramite newsletter.

Quando?

La campagna si svolgerà dal 03 al 09 Giugno 2019.

Come ci puoi aiutare?

Se sei libero professionista, titolare di un ambulatorio o di una clinica puoi aderire alla campagna!

Inoltre, puoi aiutare a farci conoscere la campagna diventando un ambasciatore V4A 2019!

L’ambasciatore di Vaccinate for Africa riveste un ruolo cruciale nella diffusione dell’iniziativa: è colui che, anche grazie al semplice passaparola tra colleghi, ad un semplice click di condivisione su una pagina o ad un poster ben visibile in ambulatorio, raggiunge quante più persone possibili, che potrebbero essere interessate a sostenere i nostri progetti.

Perché sostenerci?

VSF Italia si occupa di cooperazione allo sviluppo, con particolare attenzione alle comunità rurali nei paesi del Sud del Mondo, da quasi 30 anni. Nell’ultimo triennio è stata coinvolta in progetti di sicurezza alimentare e sanità animale in oltre 10 Paesi (tra cui Algeria, Mauritania, Repubblica Centrafricana, Niger, Senegal, Uganda, Ruanda, Perù, Mozambico), per un totale di oltre 20000 beneficiari diretti e oltre 40000 animali trattati.